La disciplina del rapporto di lavoro negli USA è più flessibile rispetto a quella italiana; in particolare, i rapporti di lavoro possono essere “a tempo determinato” oppure “at will”. La teoria dell’Employment at Will originata da pronunce delle corti americane agli inizi del XIX secolo, concede la facoltà per il datore di lavoro di risolvere il rapporto lavorativo in qualunque momento, senza necessità di preavviso e senza bisogno di invocare una giusta causa di licenziamento. La ratio della legge riposa sull’assunto che il lavoratore è anch’esso libero di lasciare il posto di lavoro in assenza di ragione e/o preavviso. L’ovvia conseguenza di tale regola è che la domanda di lavoro a tempo determinato è maggiore di quella a tempo indeterminato.

Negli Stati Uniti, di norma, la disciplina di lavoro at will costituisce la regola; pertanto, essa trova automatica applicazione a meno che non vengano negoziate espresse pattuizioni in senso contrario all’interno del contratto di lavoro (quali la definizione di un termine), o a meno che in società non vengano adottati documenti contrattuali operativi (i.e. Employment Handbook, or Personnel Policies etc.) che implichino l’esistenza di un termine di durata del contratto.

Un ulteriore dato rassicurante, agli occhi di un imprenditore italiano, è che, attualmente, circa il 90% della forza lavorativa di tipo non governativo è formata da personale non associato a nessun sindacato. Ciò, evidentemente, facilita e snellisce ancor di più i rapporti tra datore di lavoro e lavoratore.

Infine, la disciplina del TFR (severance payment) è anch’essa caratterizzata da grande flessibilità, non essendo sancita da alcun statuto federale ma lasciata alla libera disponibilità delle parti le quali possono negoziarla e regolarla contrattualmente secondo volontà, in linea con il principio della freedom of contract.

Se è vero che le previsioni del rapporto di lavoro appaiono come agevolare il datore di lavoro, appare tuttavia opportuno evidenziare che il governo statunitense ha previsto una rigorosa regolamentazione in materia di salario minimo e discriminazione sul posto di lavoro. Ciò al fine di salvaguardare l’interesse pubblico che naturalmente ha maggiore rilevanza rispetto all’interesse del singolo imprenditore.

In particolare, in tema di Equal Opportunity in the workplace, vi sono una serie di previsioni a livello federale e statale ideate con l’obiettivo di arginare il fenomeno della discriminazione sul posto di lavoro, inclusivo della fase iniziale del colloquio pre-assunzione. L’operatore italiano deve quindi affrontare e vagliare attentamente tutte le leggi federali che vietano ogni tipo di discriminazione basata su razza, sesso, religione, colore, nazione di origine, invalidità o età nonché ogni forma di discriminazione basata sullo status coniugale o su quello di reduce di guerra (tra gli statuti federali di particolare importanza vanno citati: il Civil Rights Act del 1964, l’American with Disabilities Act del 1990, l’Age Discrimination in Employment Act del 1967, l’Equal Pay Act del 1963, e il Pregnancy Discrimination Act).