La normativa statunitense in tema di immigrazione è molto complessa e prevede diverse tipologie di visti che si dividono in due grandi categorie: visti immigranti e non immigranti. La prima categoria comprende i visti rivolti a coloro che desiderano trasferirsi in modo permanente negli Stati Uniti (la c.d. Green Card), mentre, la seconda è rivolta a coloro che intendono recarsi negli USA temporaneamente, per un periodo minimo di tre mesi fino a diversi anni, per ragioni di affari, studio o lavoro.

La seconda categoria, a sua volta, può essere ulteriormente suddivisa in visti non lavorativi e visti lavorativi. I principali visti non lavorativi sono il visto B-1 (temporary business) e il visto B-2 (visitors for pleasure), i quali consentono un periodo di “stay”/permanenza nel territorio degli Stati Uniti fino a un massimo di sei mesi consecutivi, senza, tuttavia, permettere al titolare del visto di costituire un rapporto di lavoro e/o percepire una retribuzione da parte di una società americana. I principali visti per lavorare negli USA sono quelli delle categorie E (E-1 per trade e E-2 per investment), H (temporary worker in a speciallty occupation) e L (intracompany transferee), i quali permettono di lavorare negli Stati Uniti e di essere a tutti gli effetti un dipendente di una società americana.

A prescindere dai requisiti di volta in volta richiesti per l’ottenimento delle diverse tipologie di visto, rimane importante ricordare che la domanda di visto, in ogni caso, non può prescindere ed è strettamente legata ad una precisa e attenta pianificazione societaria, finanziaria e contrattuale tra la società madre italiana e la sussidiaria USA. In particolare, e a mero titolo esemplificativo, al fine di ottenere con successo un visto lavorativo di tipo E-2 (investment), è fondamentale pianificare tipo e dimensioni dell’investimento da compiere, sulla base dell’attività svolta dalla sussidiaria americana, la quale deve dimostrare di aver usato tale investimento per sostenere tutte le spese di start-up sul suolo statunitense (ad es. spese per l’affitto di un ufficio in USA, per l’arredamento di detto ufficio, per la partecipazione a fiere, spese legali, ecc.). Quest’ultimo punto, in particolare, è di grande importanza, in quanto l’impiego di risorse dirette da parte della società madre italiana al posto della sussidiaria americana potrà determinare un esito negativo della domanda di visto e quindi, in certi casi, rallentare fortemente il processo di espansione commerciale e societaria sul territorio USA. Ciò che importa, quindi, non è solo predisporre un’appropriata struttura societaria sul territorio americano, ma dimostrare (attraverso la documentazione raccolta) che i mezzi finanziari impiegati per costituire tale struttura siano stati effettivamente impiegati da quest’ultima.

L’esempio di cui sopra mira a sottolineare quanto la pianificazione e il coordinamento tra aspetti societari, finanziari, contrattuali e immigratori siano di fondamentale importanza per il corretto rilascio di un visto da parte delle autorità statunitensi.